Eccomi...

scritto da jada84 il giovedì, 29 marzo 2007,19:21

Cazzo, mi sono accorta adesso che non aggiorno il blog da un mese...vabbè che avevo detto che mi sarei presa un pò di pausa, ma forse è un pò esagerata...cosa dite?

Insomma, all' Adecco procede bene, siamo allo sfruttamento puro, ma va bene...insomma, continuo a pensarla come un mese fa, ma come ben sapete il mondo del lavoro è duro..durissimo.

Intanto sto vagliando nuove proposte che mi sono giunte, se qualcosa andrà bene vi farò sapere.

Sappiate che ogni tanto vi passo a trovare nei vostri blog, e vi saluto tutti con piacere: Trilli, Domex, Orso, Tortilla, Andata a Ritorno, Tommy, ladybird, flannagan, peligrosa...

Mi piacerebbe veramente tronare a scrivere come una volta: questa è la mia passione più grande, questo è quello che vorrei fare.

Se qualcuno ancora mi segue, volevo lasciarvi un frammento dell'incipit di una mia prova di scrittura.

Un bacio grande a tutti, spero di avere un attimino la sera per tornare a dire la mia!

un bacio grande

"La luce filtrava dalle fessure della tapparella, probabilmente era ancora l’alba. La stanza profumava di caffè appena fatto e le pareti giallastre si confondevano con il resto del mobilio. Le coperte erano ancora calde e le lenzuola, lise dai troppi lavaggi, davano la sensazione di trovarsi in un rifugio accogliente e conosciuto. Sbadigliando profondamente, Marco si strofinò gli occhi, ancora mezzi chiusi. Allungando la mano, si rese conto di non essere solo, quelle gambe le conosceva bene. Luisa raccoglieva i capelli prima di andare a dormire, ma oggi erano adagiati in tutta la loro lunghezza sul cuscino color porpora. Evidentemente si era alzata qualche tempo prima per preparargli la colazione, decidendo in seguito di tornare a letto fino al risveglio del suo compagno. Queste piccole cose facevano piacere a Marco, che accennando un sorriso, la baciò sulla guancia: la pelle era liscia, sintomo della sua giovane età.

Luisa aprì gli occhi e ancora assonnata stirò la braccia: “Buon giorno” disse con voce roca. Marco non rispose, ma continuò a sorriderle. Non amava baciarla di mattina, se non prima di aversi accuratamente lavato viso e denti, per una sorta di rispetto che le portava: la notte prima aveva alzato un po’ il gomito. Non era sempre stato così. Tempo fa avrebbe insistito per fare l’amore, perché al risveglio, sentiva sempre di poter fare del suo meglio. Con Luisa era diverso: facevano l’amore quando era lei a chiederlo, non serviva dimostrare quello di cui era capace. Era sorpreso di come, da quando si frequentavano, le sue pulsioni fossero aumentate smisuratamente, ma solo nei momenti in cui sentiva la sua presenza.

Sul comodino la sveglia segnava le 6:10; se non si fosse sbrigato, avrebbe atteso un’ora nel traffico, prima di arrivare a destinazione.

Scostò le coperte sedendosi per infilarsi i calzini appoggiati alla sedia di fronte alla sponda del letto."

 

Sei Nazioni

scritto da jada84 il domenica, 25 febbraio 2007,12:45

Da alcuni giorni La7 sta trasmettendo il torneo 6 nazioni, una delle più importanti manifestazioni che ha  per protagonista il rugby a livello europeo. Sei sono le squadre (Francia, Irlanda, Inghilterrra, Italia, Scozia e Galles) a contendersi la coppa, per la quale non gareggiano solo le nazionali maschili, ma anche quelle femminili ed under 21.

Sport affascinante il rugby, pieno di regole complesse che nemmeno i giocatori stessi a volte conoscono bene, che probabilmente fanno un baffo al tanto agoniato "fuori gioco" che i nostri poveri compagni cercano di insegnarci senza grandi risultati (e non che questo non ci permetta di vivere serene).

Ma non solo questo caratterizza questo sport: 15 cavalieri si scontrano sul campo di battaglia a suon di rituali quasi medievali, forse figli di antiche tecniche di combattimento, dove la palla ha preso il posto di un qualche importante icona sacra. In realtà i miei sono solo pensieri romantici in quanto nasce in epoca più recente (1823) quando un giovane, tale William Webb Ellis,  durante una partita di calcio prese la palla con le mani e la portò fino alla linea di fondo opposta a quella della sua squadra.

Magari non saprei raccontarvi esattamente come potrebbe svolgersi un'intera partita, ma ogni volta che mi fermo per ammirare la battaglia, vengo ispirata da immagini suggestive: tutti conosciamo ad esempio il momento della "mischia", quando al suono di "Engage" masse di uomini  su uomini si uniscono in una testuggine compatta, e dove la palla scorre attraverso le gambe del tallonatore che tenta di portarla dalla sua parte. I piloni, i più forti in prima linea, quellli che affrontano il nemico a viso aperto, quelli che fanno paura solo a guardarli, sono i miei preferiti. Noi abbiamo Locicero, montagna umana, un quintale di forza trainante.

Altro momento emozionante la Touche, un elegante sollevamento, la cosidetta rimessa laterale: il pacchetto di mischia è schierato in fila uno di fronte all'altro e la palla viene rimessa in gioco dal punto in cui è uscita. Il lancio si conclude con la presa di uno dei giocatori che viene sollevato dai compagni.

Ma la cosa forse più emozionante è il passagio della palla, che viene affettuato correndo in avanti, ma passandola a chi sta dietro, assicurandosi che il compagno non corra il rischio di essere placcato (ovvero completamete rovesciato a terra); i rugbysti si pestano di santa ragione per tutto il tempo, si fanno del male sul serio, ma lo fanno con eleganza, con sportività che non conosciamo, che si consuma dentro il gioco stesso.

Si potrebbero imparare un sacco di cose se alcune regole che caratterizzano questo sport fossero estese anche ad altri: i tifosi di rugby non si odiano, si consolano a vicenda. La squadra perdente viene appaludita dagli avversari e viceversa al termine dell'incontro.

Come dice Marco Paolini (che con le parole  è molto più efficace di me): "Che bello il Terzo Tempo a rugby. Ti sei massacrato di botte sul campo, lealmente, poi affronti il tuo avversario fuori dal campo, gli dici quello che gli devi dire e poi ci si saluta e ci si chiede scusa anche, se serve… non sarebbe male come regola, ma fuori da un campo da rugby le cose non vanno in questo modo".

Ho imparato ad amare il gioco del rugby.

Per me è poesia.

Perchè non sono figa come lei?

scritto da jada84 il lunedì, 29 gennaio 2007,13:50

Cambio idea

scritto da jada84 il lunedì, 29 gennaio 2007,12:14

Ci son ricascata.

Si, lo ammetto, ho comprato un cerchietto. No...non volevo. è che ho i capelli più corti, in qualche modo dovrò farli stare.

Sono inconstante. Cambio idea in continuazione. Sempre  sempre. Poco coerente. E fin che si tratta di acquistare cerchietti va ben, ma poi se i discorsi si fanno seri...rischi di passare da stronza.

Comunque, ho ceduto alla tentazione. Da bimba lo odiavo.

"Mamma, non voglio il cerchiello, mi stringe sulla testa". E zac, non avevo finito di dirlo che già ce l'avevo tra capo e collo.

Avendo io un carciofo al posto del ciuffo, il cerchietto è sempre stata la soluzione più idonea.

Solo che gli anni '90 erano gli anni '90: la moda lasciava alquanto a desiderare.

Ricordo uno giallo colite orribile, uno con un disegno floreale nero-verde-fucsia improponibile, un'altro rosso con il fiocchetto bianco da barbie. E poi quello da marinaretta, sfoggiato in coordinato con il vestito da paperino. E quello blu con la treccia e quello verde di velluto per le feste. E poi non vi dico quelli carnevaleschi: ne avevo con la frutta, con le corna, con le orecchie.

Ogni occasione era buona.

Volevo le treccine? no cerchietto.

le codine? no cerchietto

la cipolla come le ballerine? no cerchietto.

In alternativa la coda di cavallo. 

A furia di portarlo, la frengetta stava sparata verso l'alto anche senza gel, ma sopratutto  dietro le orecchie perdevo la sensibilità. Una cosa assurda, una tortura.

Sfogliando i vecchi album, nel 70 % delle foto porto il cerchietto, nel restante 30 sorrido....forse ora capisco perchè...

Adolescente ho deciso: li ho presi in toto, e gettati allegramente dalla finestra.

Solo che venerdi, presa da un raptus di follia, ne ho acquistato uno.

Son tornati di moda.

Mi ero ripromessa di non cascarci.

No jada, il cerchietto no.

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