Sei Nazioni
Da alcuni giorni La7 sta trasmettendo il torneo 6 nazioni, una delle più importanti manifestazioni che ha per protagonista il rugby a livello europeo. Sei sono le squadre (Francia, Irlanda, Inghilterrra, Italia, Scozia e Galles) a contendersi la coppa, per la quale non gareggiano solo le nazionali maschili, ma anche quelle femminili ed under 21.
Sport affascinante il rugby, pieno di regole complesse che nemmeno i giocatori stessi a volte conoscono bene, che probabilmente fanno un baffo al tanto agoniato "fuori gioco" che i nostri poveri compagni cercano di insegnarci senza grandi risultati (e non che questo non ci permetta di vivere serene).
Ma non solo questo caratterizza questo sport: 15 cavalieri si scontrano sul campo di battaglia a suon di rituali quasi medievali, forse figli di antiche tecniche di combattimento, dove la palla ha preso il posto di un qualche importante icona sacra. In realtà i miei sono solo pensieri romantici in quanto nasce in epoca più recente (1823) quando un giovane, tale William Webb Ellis, durante una partita di calcio prese la palla con le mani e la portò fino alla linea di fondo opposta a quella della sua squadra.
Magari non saprei raccontarvi esattamente come potrebbe svolgersi un'intera partita, ma ogni volta che mi fermo per ammirare la battaglia, vengo ispirata da immagini suggestive: tutti conosciamo ad esempio il momento della "mischia", quando al suono di "Engage" masse di uomini su uomini si uniscono in una testuggine compatta, e dove la palla scorre attraverso le gambe del tallonatore che tenta di portarla dalla sua parte. I piloni, i più forti in prima linea, quellli che affrontano il nemico a viso aperto, quelli che fanno paura solo a guardarli, sono i miei preferiti. Noi abbiamo Locicero, montagna umana, un quintale di forza trainante.
Altro momento emozionante la Touche, un elegante sollevamento, la cosidetta rimessa laterale: il pacchetto di mischia è schierato in fila uno di fronte all'altro e la palla viene rimessa in gioco dal punto in cui è uscita. Il lancio si conclude con la presa di uno dei giocatori che viene sollevato dai compagni.
Ma la cosa forse più emozionante è il passagio della palla, che viene affettuato correndo in avanti, ma passandola a chi sta dietro, assicurandosi che il compagno non corra il rischio di essere placcato (ovvero completamete rovesciato a terra); i rugbysti si pestano di santa ragione per tutto il tempo, si fanno del male sul serio, ma lo fanno con eleganza, con sportività che non conosciamo, che si consuma dentro il gioco stesso.
Si potrebbero imparare un sacco di cose se alcune regole che caratterizzano questo sport fossero estese anche ad altri: i tifosi di rugby non si odiano, si consolano a vicenda. La squadra perdente viene appaludita dagli avversari e viceversa al termine dell'incontro.
Come dice Marco Paolini (che con le parole è molto più efficace di me): "Che bello il Terzo Tempo a rugby. Ti sei massacrato di botte sul campo, lealmente, poi affronti il tuo avversario fuori dal campo, gli dici quello che gli devi dire e poi ci si saluta e ci si chiede scusa anche, se serve… non sarebbe male come regola, ma fuori da un campo da rugby le cose non vanno in questo modo".
Ho imparato ad amare il gioco del rugby.
Per me è poesia.



