Per me rimane sempre una stanza nella quale sbattere dentro quello che gira in questa testa di cavolo.
Irrefrenabile voglia di comunicare quest'oggi, qualcosa di quasi mistico, ascetico, trascendentale, sovrannaturale (mi piacciono le parole a caso...e come poi acquisiscano un senso).
Facciamo un esempio:
se dico "Torace" "intreccio" "rumore", tre parole slegate che a ieri non avevano nessun grado di parentela per le mie sinapsi, hanno acquisito un significato. Nel momento in cui gesti hanno concepito una nuova percezione.
Forse, è la necessità di tracciare sempre l'emozione, senza nemmeno fare il minimo sforzo di prenderla per come si palesa.
Fatto sta che le parole mi liberano.
Anche quando ci sono delle serie decisioni da prendere.
Vorrei ancora una volta una risposta, banale l'esperessione.
Ora, vorrei che questo semplice cadenzare, facesse si che la via fosse chiara, che il pensiero fluisse, che la musica suonasse.
Mettile, una dopo l'altra, non ascoltare altro se non quello che ti dicono.
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